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  • Immagine del redattoreBiella Master

Intervista ai cinque attuali masterini


i cinque mastini con il Tutor Ing. Schiapparelli

Il denominatore comune è la volontà di raggiungere l'obiettivo tenacemente perseguito fin dall’università: entrare nel variegato e affascinante mondo del tessile/ abbigliamento. Il Biella Master rappresenta, per chi vi accede, lo sbocco naturale di un cammino iniziato con la scelta della facoltà e consolidato attraverso il superamento delle selezioni e la partecipazione alle lezioni - teoriche e “sul campo” - del Master.

Per frequentarlo, Matteo, lombardo di Mese (Sondrio) si licenzia dall’azienda nella quale lavora. Conseguita la laurea, le esperienze lavorative di Asya, bolognese di San Lazzaro di Savena, sono state determinanti per il prosieguo degli studi. Lo stesso percorso è stato seguito dalla cossatese Jehona: stoffe, filati e telai sono, per lei, argomenti della quotidianità. Per Ilaria, romana, le collaborazioni con alcuni magazine di moda hanno dissipato ogni dubbio sulla strada da intraprendere. Decisivo, per l’aresina Giulia, il video pubblicato, sui social, da chi il master l’ha già frequentato. La selezione per accedervi è severa. A fronte di una cinquantina di domande, gli ammessi non sono mai più di cinque. Nessun problema per chi, al primo tentativo, non supera le prove richieste: se ritiene, può ritentare. È già successo in passato, con esito positivo.

Una chiacchierata con i giovani masterini apre il cuore alla speranza. Dalle loro risposte, si percepisce una forte motivazione e un grado di soddisfazione molto elevato. Gli stereotipi che dipingono le nuove generazioni poco motivate, rassegnate e alla perenne ricerca del posto fisso, lasciano spazio alla convinzione che il merito, per loro, sia tuttora un valore da preservare e da difendere.La formazione universitaria si è svolta, tranne che per Matteo, all’interno di facoltà indirizzate al fashion e alla moda. Qualche difficoltà nell’affrontare gli aspetti tecnici? Le risposte di Asya, Jehona, Ilaria e Giulia non lasciano dubbi in proposito: “nessuna, e comunque facilmente superabili dalla trasversalità del percorso formativo. Quando entriamo in azienda – ci dicono - non ci sono sorprese, avendo già affrontato in aula tuttele problematiche legate alla filiera del tessile/abbigliamento”. Non vi sono esami finali da sostenere: i periodi di stage, in Italia e all’estero, integrano in modo esaustivo le lezioni teoriche. “I professori sono “uomini d’azienda”, conoscono la materia e sono in grado di analizzare, e far comprendere, tutti i passaggi delle lavorazioni: dalla cernita delle lane alla confezione”. Il master dura tredici mesi, la lontananza dalle famiglie e le “trasferte” in Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Regno Unito “costituiscono un arricchimento professionale e aiutano a definire la propria personalità e a superare eventuali debolezze”. A Città Studi arrivano aspiranti masterini da ogni parte d’Italia, conoscere le loro impressioni sulla comunità che li ospita è importante. Per chi proviene dalla grande città è apprezzata “la tranquillità di un territorio a misura d’uomo”. Le complessità sono altre, i biellesi le conoscono bene, e sono state rilevate anche dagli intervistati. “Colpiscono la prevalenza di persone anziane, la carenza dei mezzi di trasporto pubblico e le scarse attrattive per il tempo libero dei più giovani”. Temi più volte dibattuti sui media locali e che dovrebbero essere risolti, per evitare lo spopolamento e l’esodo verso realtà più stimolanti, e non solo sotto il profilo lavorativo. “La borsa di studio è un incentivo ad un maggiore impegno. E una gratificazione”. Il numero limitato e la possibilità di avere, sul modello delle università americane, un “tutor di formazione” a disposizione è fondamentale per l’approfondimento delle materie. Il rapporto che gli studenti instaurano con gli imprenditori è collaborativo e l’assorbimento da parte delle aziende, talvolta le stesse che li hanno ospitati, è garantito.

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